Postfazione

Patrizia ed io abbiamo deciso di utilizzare la testimonianza di uno deI suoi amanti di come postfazione, d’accordo con il testimone.

La sua storia compare nel sito, ma con riferimenti totalmente mutati (nomi, persone, cose, luoghi). Se indovinate a quale racconto si riferisca, scrivetelo all’e-mail di Patrizia. E’ in palio un pranzo a Milano con lei Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sono contento che non sono solo "entrato" e che ricordi gli attimi di sobrietà. Hai fatto le pulci anche a me, alla mia casa, alla sommaria pulizia del termosifone (mi ha dato fastidio perché l’avevo spolverato benissimo ) e alla muffetta sul bocchettone dell’idromassaggio (tranquilla, non ti avrei chiesto di entrare nella mia vasca). La tua camiciola mi ha ispirato ancora, poi mi ha fatto male il nostro dissapore e sta lì nel cassetto. Apprezzo il suo significato e sento che il tuo regalo fetish è pieno d’amore, ma anche un bel paio di mutandine sporche della tua passerina sarebbero andate bene, e non avrebbero smosso i miei sensi di colpa, perché senza implicazioni dietro se non di figa. Le tirate d’orecchie me le aspetto sempre da tutti, in fondo. Vorrà dire che me ne farò una ragione. Il tuo busto rende la carne marmo! Anzi, penso che prima o poi mi ci farò una sega proprio guardando quel bel reggiseno e la tua mano che strizza la tetta*. Mi piace tanto sentirmi maiale, e lo sai, anche se soffro del mio fisico poco generoso con me, che ingabbia nelle sue imperfette fattezze un animo maiale e spirituale. E penso, come te, che il sesso più porco è nelle parole e nella nostra testa, passa per il cazzo - che deve essere sempre un bel cazzo - e poi scivola per il corpo che si scorda subito (almeno spero, così posso continuare ad avere speranze con altre femmine). I miei ricordi sono di tutta la persona nella sua interezza, non nei singoli segmenti anatomici. Per questo non riconoscevo le tue tette (un po’ anche perché infoiato dal gesto sexy dello strizzamento). Parliamo della tua scrittura. Il sito sarà forte, provocante, eccitante, ma al di là dell’onanismo che potrebbe scatenare, porta dentro di sé il genio del tuo essere porcella. Ebbene devo confessarlo, passata la rabbia per non aver capito il mio errore su Facebook**, resta solo l’apprezzamento per il tuo genio a volte ingenuo a volte malizioso, come te che mi fai rabbia e tenerezza nel medesimo istante. Hai per le mani una cosa che scotta. Dopo aver controllato l’anonimato (attenta alle possibili reazioni) e all’impossibilità di riconoscere da parte di terzi i tuoi bei cazzi, devi assolutamente pensare a come dar risalto ad una tale bomba. Merita una diffusione, magari su carta***: il sesso tira sempre e vende ancor meglio, potresti pensare a farne uno scritto con un collage di fatti e assieme un’analisi del maschio italiano (o italiota). Per me, a parte l’effetto che potrebbero generare leggere le tue imprese, resta un crudo, dolce, profondo, notevole ritratto dell’uomo medio, con l’uccello sempre in tiro e spesso la testa svuotata dall’indurimento. Ma sono certo che tra i vari cazzi e gli scoli di sborra avrai trovato momenti di poesia, di amore e di umanità. Cerca la poesia nascosta tra le pieghe dello scroto, analizza i tuoi maschietti ancor più profondamente, fatti aiutare da una scrittrice che conosco solo online e che è molto capace in questo: si chiama Stefi Pastori Gloss, è stata ghost writer di sceneggiatori e registi famosi, è esperta in relazioni donna / uomo, è poeta. La poesia si annida anche nel culo più profondo, e più ci entri più svanisce la prosa e si dissolve in poesia l’umanità che ti scopa o meglio che ti scopi. Perché anche quando i più cazzuti dei culturisti ti sfondano il culo, sei sempre tu (lo so) che te li stai scopando. E’ per questo che in cuor mio vorrei almeno io averti scopata. Che poi spesso tutta questa poesia è misera e povera, ma qui siamo a ben altro problema. Un bacio HC